Roma come Antalya e Milano come Austin: così cambierà il clima nelle nostre città

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Entro il 2053 oltre mille contee negli Stati Uniti, contro le cinquanta attuali, sperimenteranno temperature sopra i 51 gradi centigradi. Un’area che ospita 107,6 milioni di americani e copre un quarto della superficie del Paese. “Cintura del caldo estremo” la chiamano ora, “extreme heat belt”, e si estende dai confini settentrionali del Texas e della Louisiana all’Illinois, all’Indiana e persino al Wisconsin. Lo sostiene la First Street Foundation, gruppo di ricerca no profit, nel suo nuovo rapporto, il National Risk Assessment: Hazardous Heat. Stando alle proiezioni, saranno in particolare Texas e Florida a dover affrontare una situazione molto difficile.

In Europa e in Italia? Oltre alle analisi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), in Svizzera hanno provato a dare un volto concreto al clima delle nostre città fra trent’anni paragonandole alla condizione attuale di altri centri urbani in zone del mondo diverse. Ne è uscito fuori l’Understanding climate change from a global analysis of city analogues, realizzato da un gruppo di climatologi dell’Eth, il politecnico di Zurigo.

“Abbiamo preso in esame 520 città scelte fra quelle con più di un milione di abitanti”, racconta dalla Svizzera Tom Crowther. Inglese, classe 1986, è professore di ecosistemi ecologici globali all’Eth, co-presidente del comitato consultivo delle Nazioni Unite sul ripristino degli ecosistemi e fra gli autori della ricerca. “Sono state usate diciannove variabili climatiche che riflettono i diversi regimi di temperatura e precipitazioni. Modello scelto per mostrare l’entità dei cambiamenti che ci troveremo davanti, anche considerando l’implementazione di politiche di mitigazione. E’ un’analisi che consente di stimare quali grandi città rimarranno relativamente simili e quali al contrario saranno diverse dal punto di vista climatico. Nel complesso, il 77% dei centri urbani presi in esame sperimenteranno un cambiamento sorprendente”.
 

Qualche esempio: Roma potrebbe somigliare alla Antalya di oggi, che sorge sulla costa asiatica della Turchia a mille e 640 chilometri di distanza verso sud est e dove per quattro mesi la pioggia scompare. Milano invece si dovrebbe avvicinare ad Austin in Texas, nella quale da maggio a tutto settembre si vive con temperature sopra i 30 gradi. Stessa musica a Torino, che rischia di diventare come San Antonio, sempre in Texas. Il brutto dello studio è che la stima è ottimista, parte dal presupposto che le emissioni di CO2 fra meno di 30 anni verranno stabilizzate grazie a leggi per affrontare la crisi ambientale come quella appena approvata negli Usa e in alcuni Paesi europei. Ma non è detto che vada davvero così.

Nello studio dell’Eth le città italiane sono solo tre, con l’aggiunta dello Stato di San Marino che potrebbe andare incontro a condizioni climatiche paragonabili all’attuale Tirana, in Albania. Non è necessariamente una notizia così cattiva lo spostamento verso sud est. In questa roulette, che con buona probabilità stravolgerà la nostra idea di geografia, c’è di peggio. Stoccolma in Svezia potrebbe avere le temperature di Vienna, in Austria, mille e 200 chilometri in linea retta verso il sud. La quale a sua volta rischia di diventare Tiblisi, in Georgia, a oltre duemila e 300 chilometri di distanza. E ancora: Helsinki in Finlandia viene messa in relazione con Bratislava in Slovacchia, Madrid con Marrakesh in Marocco, Lisbona con Valletta a Malta, Monaco con Roma, Tel Aviv con Karachi in Pakistan, Atene con Fez in Marocco. E ancora: Valencia potrebbe diventare come Bangalore in India, mentre Hong Kong come Dhaka in Bangladesh. Senza dimenticare Londra e Parigi che a Zurigo accostano rispettivamente a Barcellona e Istanbul. Già, Londra come Barcellona. L’allenatore

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Spostandoci di qualche anno nel futuro, secondo una previsione elaborata da National Geographic su dati dell’Università del Maryland e dell’Australian Research Council Centre of Excellence for Climate Extremes, nel 2070 circa 90 città nel mondo vivranno condizioni mai sperimentate prima da nessun’altra sul pianeta. Ne citiamo alcune: Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti, Ahvaz in Iran, Amarah in Iraq o Aswan nel sud dell’Egitto, avranno temperature per buona parte dell’anno ben sopra i 50 gradi. Alor Setar in Malesia potrebbe invece esser colpita dai monsoni in maniera continuativa. A Balikpapan, nel Borneo indonesiano, dove abitano 800mila persone, le giornate con temperature oltre i 35 gradi passeranno dalle due attuali l’anno a 238. Sorte alla quale potrebbero andare incontro altri centri in quella parte di Asia.
 

Ma il problema non sono solo temperature e precipitazioni. “Il cambiamento climatico porta con sé l’aumento delle disparità, sia a livello geografico sia all’interno delle stesse regioni”, sottolinea Francesco Bosello, professore al dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica della Ca’ Foscari di Venezia. “In Italia comporterà l’allargamento della frattura fra nord e sud, che dovrà vedersela con le emergenze maggiori e con le relative conseguenze sull’economia, il turismo, la salute stessa dei cittadini. Secondo alcune nostre stime si parla di una crescita della diseguaglianza fra le due parti del Paese di circa 16 punti percentuali rispetto ad oggi. Ed è un fenomeno che, allargando il quadro, vale per l’intera area mediterranea”.

Reportage

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dal nostro inviato Jaime D’Alessandro 21 Agosto 2021 Il fatto che l’Italia potrebbe forse non cambiar volto quanto il Texas o l’Indonesia è insomma una magra consolazione. Il Joint Research Centre (Jrc) di Siviglia, che lavora per la Commissione europea fornendo analisi socioeconomiche per l’ideazione, lo sviluppo, l’attuazione e il monitoraggio delle politiche dell’Ue, prevede che l’impatto della crisi climatica sull’area mediterranea sarà cinque volte superiore rispetto a quanto dovrà subire l’Europa del centro nord. Si andrà ad aggiungere alle disparità economiche che già esistono fra le fasce della popolazione. Dunque, dopo aver immaginato Roma come la Antalya, Milano come Austin e Torino come San Antonio, bisognerà anche provare ad intuire in quali condizioni sociali si vivrà nel 2050. Difficile altrimenti mettere in campo soluzioni capaci di evitare il peggio.

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